L'autodepurazione delle acque - come un fiume se la cava da solo

Base di conoscenza · 4 agosto 2026

Un fiume o un lago non è passivo di fronte all’inquinamento - possiede una capacità naturale di autodepurazione, ossia l’eliminazione o la trasformazione progressiva delle sostanze che lo raggiungono. Comprendere questi processi aiuta a interpretare i risultati e a capire perché proteggere l’acqua non è solo «non inquinare» ma anche «non sovraccaricare».

Tre gruppi di processi

  • Fisici - la diluizione, la sedimentazione (il deposito del materiale in sospensione), il sorbimento, l’aerazione sulle soglie.
  • Chimici - l’ossidazione e altre reazioni che trasformano gli inquinanti.
  • Biologici - la decomposizione della materia organica da parte dei microrganismi e l’assimilazione dei nutrienti da parte di alghe e piante. È in genere il meccanismo più importante.

Come si presenta lungo un corso d’acqua

L’autodepurazione è un processo disteso nello spazio: ciò che mostrano le misure dipende da quanto a valle del carico si trova la stazione. La descrizione classica sono le zone di autodepurazione con la curva di caduta dell’ossigeno:

Zona a valle dello scaricoChe cosa dominaOssigenoChe cosa mostrano le misure
Diluizionemiscelazione del carico, deposito del materiale in sospensioneinizia a scenderesalto di conducibilità e torbidità, aumento del BOD₅
Decomposizione attivadecomposizione batterica della materia organicaminimo - il deficit è massimoossigeno più basso, BOD₅ elevato, ammonio
Recuperol’aerazione supera già il consumo; l’ammonio si ossida a nitratorisalel’ossigeno torna, l’ammonio cala a favore del nitrato
Acqua pulitastato prossimo al tratto a montesaturazione pienagli indicatori tornano al fondo del bacino

⚠️ Il minimo di ossigeno non si trova nel punto di scarico ma a valle di esso - a volte pochi, a volte più di una decina di chilometri più giù, a seconda della portata e della temperatura. Una stazione posta subito sotto uno scarico può quindi mostrare l’acqua in uno stato migliore di una stazione distante mezza giornata di deflusso. È l’errore di interpretazione più frequente nella pianificazione dei punti di misura.

Curva di sag dell’ossigeno a valle di uno scarico organicoL’ossigeno cala a valle dello scarico, tocca un minimo a una certa distanza e poi risale alla saturazione attraverso le zone di autodepurazione. piena saturazione scarico del carico minimo di ossigeno ossigeno disciolto distanza verso valle diluizione decomposizione attiva recupero acqua pulita
Il minimo di ossigeno sta a valle dello scarico, non allo scarico: una stazione subito sotto lo sbocco mostra acqua migliore di una a mezza giornata di corrente.

Da cosa dipende

L’efficacia dell’autodepurazione aumenta quando l’acqua è ben ossigenata (la decomposizione della materia consuma ossigeno!), più calda (fino a certi limiti, accelera i processi biologici) e quando c’è abbastanza tempo (il deflusso, la lunghezza del tratto). Per questo i corsi d’acqua arginati e poveri di ossigeno se la cavano meno bene.

I limiti di questa capacità

È essenziale: l’autodepurazione ha una capacità limitata. Sotto un carico troppo importante - una decomposizione intensa esaurisce l’ossigeno, compaiono deficit e un calo di ossigeno, e un eccesso di nutrienti traina l’eutrofizzazione. In altri termini: l’acqua «pulirà» dopo un inquinamento moderato, ma sovraccarica - collasserà.

Perché saperlo

  • Interpretazione: un miglioramento degli indicatori a valle può essere l’effetto dell’autodepurazione, non l’assenza di una fonte di inquinamento.
  • Protezione: la posta in gioco è non superare la capacità naturale delle acque.

Fonti

  • La curva di caduta dell’ossigeno (il deficit di ossigeno a valle di un carico organico come bilancio tra consumo e riaerazione) - il modello classico di Streeter e Phelps (1925), ancora oggi la base della descrizione dell’autodepurazione nei manuali di ingegneria sanitaria.
  • Le zone di autodepurazione e le comunità di organismi che le accompagnano sono descritte dal sistema saprobico (Kolkwitz e Marsson, 1909) - nel monitoraggio odierno sostituito dagli indici dei macroinvertebrati bentonici, ma la zonazione in sé è rimasta.

In pratica

L’autodepurazione si vede al meglio in una serie di misure lungo un corso d’acqua (a monte e a valle di una fonte) e nel tempo. In LimnoLog potete condurre più stazioni in un unico progetto e confrontare come, per esempio, l’ossigeno o il carico cambia tra i punti.

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