Classi e stato della qualità delle acque superficiali - come leggerli
Quando diciamo che un fiume è «in buono stato» e un lago «in stato sufficiente», ci riferiamo a un sistema coerente di valutazione derivato dalla Direttiva Quadro sulle Acque (DQA) - direttiva 2000/60/CE. Il suo obiettivo è che le acque raggiungano almeno un buono stato, e che risultati di luoghi e anni diversi siano confrontabili. Per chi assicura un monitoraggio o legge rapporti sull’acqua, la padronanza di questa «griglia di concetti» è fondamentale - senza di essa, i numeri degli studi sono difficili da interpretare.
La valutazione poggia su due pilastri: lo stato ecologico e lo stato chimico. Insieme compongono lo stato complessivo di un corpo idrico - l’unità di base in cui la gestione dell’acqua è valutata e pianificata.
Lo stato ecologico - cinque classi
Lo stato ecologico descrive quanto l’ecosistema si discosta dalle condizioni di riferimento, cioè dallo stato atteso in un’acqua di quel tipo senza pressione antropica. Da qui le cinque classi:
| Classe | Denominazione | Significato |
|---|---|---|
| I | elevato | scostamento nullo o minimo dalle condizioni di riferimento |
| II | buono | scostamento lieve - l’obiettivo ambientale della DQA |
| III | sufficiente | scostamento moderato; al di sotto dell’obiettivo |
| IV | scarso | modifiche rilevanti delle comunità biologiche |
| V | cattivo | modifiche gravi, gran parte delle comunità assente |
È deciso anzitutto dagli elementi biologici (organismi che vivono nell’acqua), sostenuti da indicatori fisico-chimici e idromorfologici (DQA, allegato V, 1.2). Questa gerarchia ha una conseguenza concreta, facile da fraintendere: gli indicatori fisico-chimici hanno un ruolo di supporto e possono limitare la valutazione dall’alto - al massimo allo stato sufficiente. Non possono invece far scendere un corpo idrico a scarso o cattivo: di questo decide la sola biologia. Una fisico-chimica compromessa, da sola, non darà quindi mai la classe V.
Per i corpi idrici fortemente modificati e artificiali (per es. canali, invasi di sbarramento), al posto dello «stato» si valuta il potenziale ecologico (massimo / buono / sufficiente / scarso / cattivo; DQA art. 4, par. 3) - perché il punto di riferimento qui non è un fiume naturale, bensì il miglior stato raggiungibile tenuto conto della particolare alterazione.
Lo stato chimico - due classi
Lo stato chimico riguarda la presenza di sostanze prioritarie e di altri inquinanti pericolosi (tra cui metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, certi pesticidi), valutata rispetto agli standard di qualità ambientale (SQA). L’elenco delle sostanze e gli standard stessi sono fissati dalla direttiva 2013/39/UE. Le classi sono due:
- buono,
- non buono (cattivo).
Perché «non buono» si incontra quasi ovunque
Leggendo le valutazioni è facile trarre una conclusione sbagliata: se lo stato chimico è cattivo, l’acqua dev’essere inquinata localmente. Di norma non è così. Da quando l’elenco delle sostanze prioritarie è stato esteso a composti ubiquitari, persistenti e bioaccumulabili (soprattutto il mercurio e i difenileteri bromurati), gli SQA di quelle sostanze risultano superati in pratica quasi ovunque - anche in acque prive di qualsiasi pressione locale, perché la fonte è la deposizione atmosferica e la contaminazione storica. Il principio «decide il peggiore» fa sì che una sola di tali sostanze determini l’esito dell’intero pilastro chimico.
Perciò un risultato di «stato chimico non buono» non dice di per sé nulla sulla qualità locale dell’acqua. Per trarre una conclusione sulla pressione in un dato luogo occorre guardare quale sostanza l’abbia determinato.
Perché cinque classi, e solo due per lo stato chimico
La domanda ricorre quasi sempre - e la risposta è logica, non arbitraria. Lo stato ecologico misura un gradiente: lo scostamento dalle condizioni di riferimento è graduabile, perché le comunità di organismi cambiano con continuità. Lo stato chimico è invece un test di conformità: per ogni sostanza esiste uno SQA che un risultato rispetta oppure no. Una terza possibilità non c’è, quindi non c’è nulla da graduare. Di più sulla differenza tra questi pilastri: stato ecologico e chimico.
Lo stato complessivo - decide il peggiore
Lo stato complessivo di un corpo idrico è il peggiore dei due risultati: è buono soltanto quando sia lo stato ecologico sia quello chimico sono (almeno) buoni. È il riflesso del principio «decide il peggiore» (one-out-all-out), che protegge dal «mediare» i problemi.
Lo stesso principio opera all’interno dello stato ecologico: la classe è decisa dal peggiore degli elementi biologici valutati, non dalla loro media. Per questo un solo indicatore degradato può abbassare la valutazione di un intero corpo idrico - e per questo le valutazioni risultano talvolta «peggiori di quanto suggerirebbe la maggior parte delle misure».
Quanto è vecchia la valutazione che state leggendo
La DQA lavora per cicli di pianificazione sessennali (art. 13, par. 7): i piani di gestione dei distretti idrografici sono riesaminati e aggiornati ogni 6 anni, e il monitoraggio vi si allinea. Ciò ha una conseguenza pratica nella lettura dei rapporti: la valutazione dello stato di un corpo idrico non è una lettura attuale - poggia su dati pluriennali e può risalire a diversi anni prima. Confrontarla con una propria misura recente significa confrontare due cose diverse.
Dove cercare valutazioni e norme
- Gli atti dell’UE citati (la DQA e la direttiva SQA) valgono in ogni Stato membro, ma le soglie puntuali e il metodo di classificazione sono fissati dalle norme nazionali di recepimento, che differiscono tra i paesi e vengono modificate più spesso della direttiva stessa. Verificate sempre la versione in vigore e la sua data di applicazione.
- In Polonia il GIOŚ gestisce il Monitoraggio Ambientale di Stato e pubblica le valutazioni dello stato delle acque - si veda i dati GIOŚ - e Wody Polskie gestisce le acque ed è responsabile dei piani di gestione dei distretti idrografici.
In pratica
Dietro ciascuna di queste classi stanno serie di misura di molti parametri, che vanno prima raccolte e ordinate con rigore. Se curate un monitoraggio vostro, in LimnoLog registrate le misure con valori guida (per es. le soglie rilevanti per la vostra valutazione) per ogni parametro e vedete subito i superamenti. Sulle misure stesse scriviamo nella Guida ai metodi - tra l’altro su ossigeno, macroinvertebrati e trasparenza.
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